L’errore Donadoni (e gli errori di Donadoni)
Quello della nomina di Roberto Donadoni come ct della nazionale di calcio italiana si può forse considerare il caso dell’uomo giusto al posto giusto, ma nel momento sbagliato.
La sua nomina, avvenuta dopo le dimissioni dall’incarico di Marcello Lippi, fresco vincitore della coppa del mondo 2006, fu subito salutata con scetticismo, sia per l’età ancora giovane dell’ex campione del Milan, sia per la troppo breve carriera da allenatore, solo due stagioni alla guida di una “provinciale ” come il Livorno, sia per il modo della nomina, avvenuta per molti grazie all’amicizia con Demetrio Albertini, suo ex compagno al Milan e pure lui proiettato improvvisamente a vertici della federazione calcistica durante il commissariamento di Guido Rossi, che dopo lo scandalo di “calciopoli” avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo del calcio.
Lippi lasciò dopo l’inaspettata vittoria, certamente per rilassarsi dopo un’avventura affrontata contro la volontà dei più, che gli rifacciavano l’appartenenza alla Juventus di Luciano Moggi e la presenza del figlio Davide nella compagine dei procuratori appartenenti alla famigerata “Gea”, società che dominava il mercato del calcio e per la quale qualcuno adombrava Lippi avesse convocato in Nazionale qualche giocatore da quella rappresentato, non per merito, ma per aumentarne il valore commerciale. Lippi inghiottì tutte le accuse, e le offese, e condusse con grinta e capacità indubbie la squadra azzurra alla vittoria, ritrovandosi la sera di berlino, come sempre avviene, sul suo carro tutti i critici e i fustigatori della vigilia. Ma a quel punto la scelta del tecnico vittorioso era inevitabile, troppo rischioso continuare dopo essere saliti sulla vetta del mondo, con una squadra molto anziana difficilmente in grado di ripetere le prestazioni mostrate in terra tedesca.
Ecco così arrivare alla guida della nazionale Roberto Donadoni, tecnico giovane e disposto a correre i rischi di una defalliance, che nessun tecnico affermato avrebbe mai accettato.
La partenza non fu infatti felice; le qualificazioni per il campionato europeo 2008 partirono con un pareggio interno con la Lituania e una sconfitta in terra di Francia che non lasciavano presagire niente di buono. Invece, piano piano, Donadoni riuscì a trovare la “sua” squadra, qualificandosi per gli europei grazie ad una superba vittoria in Scozia, scavalcando i francesi in classifica.
I risultati positivi tacitarono anche i critici più accaniti del nuovo ct, che sembrò trovare finalmente un clima più tranquillo per preparare la squadra in vista della competizione continentale, nella quale l’Italia era stata inserita nel “girone della morte”, cioè con squadre dal contenuto tecnico notevole, come la solita Francia, la Romania e l’Olanda.
ma fu proprio allora che Donadoni commise il suo primo errore: convinto ormai di aver trovato la quadratura del cerchio, confermò per l’esordio agli europei, gli stessi uomini che gli avevano fatto guadagnare la qualificazione, non accorgendosi che questi erano arrivati alla fine della stagione in condizioni fisiche pessime, mentre altri si mostravano molto più brillanti. Altro errore è stato quello di non aver inserito, nella rosa dei 23, qualche giovane di belle speranze , come Giuseppe Rossi e Riccardo Montolivo, convocando invece, per non subire le criticha della stampa, campioni ormai al tramonto, come Marco Materazzi e Alessandro Del Piero.
La prima partita giocata e persa per 3 a 0 contro l’Olanda (la sconfitta con il maggior scarto mai subita dall’Italia in una competizione ufficiale) dimostrò subito gli errori commessi dal tecnico. Errori che Donadoni, da persona intelligente qual’è e da tecnico preparato qual’è, cerco subito di riparare, schierando una fomazione diversa nelle restanti due partite del girone, pareggiando così 0 a 0 con la Romania e vincendo 2 a 0 cotro la francia, centrando comunque la qualificazione.
La squadra di Donadoni mostrò comunque una notevole forza morale e qualità tecniche non disprezzabile, ma con una evidente difficoltà nella manovra offensiva, dovuta alla scarsa forma di qualche elemento e dalla mancanza di giocatori freschi e tecnicamente in grado di saltare l’uomo e armare il contrattacco veloce, il famoso “contropiede” arma prediletta del mamba azzurro (così amo chiamare la nostra nazionale).
Contro la Spagna, considerata la miglior squadra presente agli europei, l’Italia dimostrò quindi la sua sagacia tattica e la sua ritrova e proverbiale imperforabilità difensiva, costringendo gli avversari ad uno sterile possesso della palla e addirittura andando vicino al gol della qualificazione, con un tiro di Camoranesi parato miracolosamente dal portiere avversario Casillas. La sconfitta e l’eliminazione è arrivata infine ai rigori, che a volte danno e a volte tolgono, ma l’errore di fondo era stato compiuto all’atto delle convocazione, non in territorio Austro-Svizzero.
Errore di inesperienza di un tecnico troppo giovane, anche se preparato, che gli è costato il posto, che era sempre stato in bilico, posto che di nuovo verrà ora occupato da Marcello lippi, che terminato il periodo sabbatico che si era concesso, è intenzionato a ritentare l’avventura mondiale in Sud Africa, nel 2010. La differenza è che questa volta la nomina di Lippi è stata accolta da un coro quasi unanime di conensi, nonostante il processo contro la “Gea” sia ancora in piedi e l’eventuale conflitto d’interessi con l’attività del figlio Davide pure. Ma queste sono cose alle quali siamo abituati, l’importanre è arrivare alla vittoria e Marcello Lippi c’è arrivato.
Ora il tecnico viareggino lotta per entrare nella leggenda, tentando di eguagliare Vittorio Pozzo, che portò l’Italia alla vittoria mondiale negli anni 1934 e 1938, un’impresa difficilissima che speriamo gli riesca, onorando così anche una scelta coraggiosa, perchè certamente Lippi non avrebbe avuto difficoltà a trovare una panchina di un club di prestigio, spuntando pure un contratto molto più vantaggioso di quello ottenuto dalla fgci.
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